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November 18

Dolce morte....?

UN ORRORE CHE CI DIVORERÀ

di Mario Giordano

 

Per la prima volta, dopo mesi, oggi mi fa paura il foglio bianco. Non riesco a scrivere. Osservo la foto di Eluana e penso che dentro quegli occhi che ti guardano e non ti vedono c'è tutto il mistero della vita e della morte. C'è il senso della nostra esistenza. Ci sono i nostri ricordi, il passato, il futuro, c'è il nostro credo e la nostra speranza. Ho conosciuto da vicino il dramma del coma, sono entrato in quelle stanze piene di scienza e vuote di speranza, ho accarezzato mani vive sapendo che quelle mani non avrebbero potuto accarezzarmi mai più. So cosa significa fissare un volto caro sapendo che è lo stesso eppure ormai non ti riguarda, so cosa vuol dire il dramma di quei tratti che restano così vicini eppure diventano immensamente lontani, sempre familiari eppure come già in un altro mondo.
So che tutto questo lacera le coscienze, ci interroga nel profondo. Meriterebbe un po' di silenzio, anziché la solita gazzarra. Ieri, dopo la sentenza della Cassazione, c'era chi esultava. Come si faccia a esultare per una giornata che profuma di angoscia e di morte, Dio solo lo sa. Verrebbe voglia di chiedere la moratoria delle dichiarazioni. Sono stato 50 giorni a interrogarmi di fronte al coma di mio padre, e mi sembrava impossibile da reggere. Dunque m'inchino di fronte al dolore disumano del papà di Eluana che da 16 anni vive immerso in un'angoscia che si rinnova. Daremo voce nel Giornale, come sempre, alla sua posizione. E daremo conto nei prossimi giorni delle opinioni di chi crede che di fronte al progredire della scienza è diventata irrinunciabile una legge sull'eutanasia. Ma io oggi, ve lo devo confessare, ho paura di questo foglio bianco. Scusate, ma lo penso: di una condanna a morte non avevo scritto mai.
Dicono che Eluana morirà dolcemente, e non è vero: morirà dopo una lunga agonia. Dicono che a Eluana staccheranno le spina, e non è vero: in realtà smetteranno di nutrirla. Dicono che era accanimento, e non è vero: non si accaniscono, le danno solo il cibo per vivere. Dicono che Eluana voleva così, e magari è vero: ma di quante Eluana dovremo occuparci d'ora in poi? Il fatto è che da ieri si può, con una sentenza di tribunale, smettere di dare da mangiare e da bere a una persona che non può nutrirsi da sola. Quanti malati gravi può riguardare? E se vale per Eluana perché non per Maria o Giovanna o Antongiulia? E se vale per chi è in coma perché non per un disabile psichico, incapace di intendere e di volere? Chi stabilisce qual è la vita che vale la pena di essere vissuta e quale invece può essere interrotta? Un giudice? E in base a quali codici?
Eluana mi commuove, la sua fine mi sgomenta, ma il «caso» mi atterrisce. Se penso a quello che accadrà alla ragazza rabbrividisco: saranno giorni di tormenti, come per Terri Schiavo. Ma se penso a quello che accadrà a noi, se possibile, rabbrividisco ancora di più. Perché il «caso» singolo, circondato da umana comprensione e ovvia pietà, rischia di diventare il grimaldello del liberatutti, il lasciapassare per ogni esagerazione. È sempre stato così. Quando si parlava dell'aborto, per esempio, spesso si citavano casi limite: ragazze stuprate, minorenni, magari in condizioni di disagio. Non volete ammettere l'interruzione di gravidanza in queste situazioni? Poi, una volta ammessa, se n'è fatta una pratica consueta, un'abitudine, il surrogato del preservativo. Succederà così anche con l'eutanasia? Durante quei 50 giorni attorno al letto di mio padre, sono stato tentato più volte di chiedere ai medici di interrompere l'agonia. Non escludo che l'abbiano fatto, non escludo che lo facciano regolarmente. In cuor mio, forse, l'approvo pure: la disperazione merita sempre comprensione. Ma usare la disperazione per scavalcare il Parlamento e introdurre, via tribunale, il diritto di uccidere chi non si può nutrire da solo non è comprensione. È un errore e un orrore. Anzi, di più: è un orrore mostruoso, che ci divorerà.

 

da http://www.ilsussidiario.net   

 

Le suore Misericordine che da 17 anni assistono Eluana si sono nuovamente offerte di prendersi cura di lei:

 

Affermiamo la nostra disponibilità a continuare a servire - oggi e in futuro - Eluana. Se c’è chi la considera morta lasci che Eluana rimanga con noi che la sentiamo viva. Non chiediamo nulla in cambio, se non il silenzio e la libertà di amare e donarci a chi è debole, piccolo e povero.

 

Se un padre annientato e straziato non riesce più ad occuparsi di una figlia che vive in stato vegetativo,  o anche solo a visitarla: suor Albina dice: và in pace, me ne occupo io, la curo io ogni giorno.

A un magistrato che dice: se il padre di Eluana me lo chiede, io autorizzo la sospensione dell'alimentazione, suor Albina replica: io da quattordici anni sono una stretta congiunta di questa persona, a me interessa che continui a vivere. Pago io, garantisco io di persona che abbia cure adeguate, dignitose, continue.  Di fronte a un «mistero di dolore» (Eluana sta vivendo una sofferenza inenarrabile, lasciatela andare in pace) io mi sento di difendere un «mistero di speranza» (Eluana sta vivendo la sua vita, ha diritto di continuarla).

Voi siete la famiglia e lo Stato, io sono una porzione della società civile: ascoltatemi. Io vi capisco, ma ho diritto che voi cerchiate di capire me, che allarghiate il vostro sguardo sulla realtà, per quanto offuscato dal dolore o vincolato dalla tecnica.

 

Non da ultimo: se vi fa orrore un feto gettato morto in un cassonetto e preferireste certo che fosse un neonato vivo affidato a un istituto di suore, perché preferite che una giovane donna in coma sia lasciata morire  di fame mentre la comunità di suore che già l'assiste è pronta a farla vivere ancora?

 

 

A proposito di morte dignitosa, qualche tempo fa il mensile il Timone ha pubblicato il "protocollo di uscita" adottato dall'ospedale Florida Suncoast di Tampa per la paziente Terri Schiavo (tratto dal blog thrownback.blogspot.com di don Rob Johansen). La sua lettura è un atto doveroso di fronte alla realtà, valutando l'aberrante decisione dei giudici italiani sul caso di Eluana Englaro.

 

Dalla cartella clinica si viene a sapere che, dopo la sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione artificiali, a Terri sono state somministrate dosi di farmaci sempre maggiori, all'inevitabile peggiorare del quadro clinico. Il programma era stato studiato fin nei minimi dettagli: al comparire dei primi dolori, il Naproxen, un antinfiammatorio, è stato somministrato per via rettale ogni otto ore.

Poi, la pelle, disidratata, ha iniziato ad ulcerarsi, cominciando dalle labbra. È stato consultato anche uno specialista nel campo della rimarginazione delle ferite. Nonostante le medicazioni alla paziente (sarebbe bastato nutrirla), la situazione si aggrava: la produzione della saliva si blocca e viene sostituita con un preparato che evita il peggioramento delle lacerazioni e l’emissione del caratteristico fiato acido.

I polmoni, che necessitano della saliva per mantenere umidificate le secrezioni interne, cominciano ad emettere un rantolo continuo, che si cerca di smorzare prima con la scopolamina, somministrata nelle orecchie ogni tre giorni, poi con un aerosol alla morfina, per spegnere il rantolo che potrebbe essere interpretato come un segnale di dolore.

Nel frattempo si blocca anche la produzione di urina. Lo scompenso elettrolitico, dovuto alla disidratazione, provoca spasmi muscolari incontrollabili, che si cerca di sedare con 5-10 mg di Diazepam ogni quattro ore.

Infine vanno letteralmente in combustione le cellule neuronali del cervello. Il Diazepam viene portato a 15 mg, senza poter evitare l'ictus che ha posto fine al calvario di questa povera anima, dopo 13 giorni di terribile agonia.

 

untitled

August 27

sono tornata...

  
April 22

Earth Day

Oggi è l’Earth Day 2008, ovvero la Giornata Mondiale della Terra, appuntamento annuale per sensibilizzare consapevolezza ed apprezzamento dell’ambiente del nostro pianeta.
Era il 22 aprile 1970 quando il senatore statunitense Gaylord Nelson, scosso dal disastro petrolifero di Santa Barbara, riuscì a unire 20 milioni di cittadini americani in un appello vigoroso e insieme angosciato per la salvezza del nostro pianeta. Da quel giorno ogni 22 aprile si celebra l’Earth Day - la Giornata Mondiale della Terra, un evento internazionale che coinvolge 174 paesi del mondo.

http://www.algore.com/

Per approfondimenti sulle tematiche ambientali consiglio invece la lettura dell’interessante volume “La Terra in bilico”scritto da Al Gore, premio Nobel per la pace 2007 e già autore del volume “Una scomoda verità” (diventato poi un film documentario premio Oscar).Gore denuncia un grave problema del nostro pianeta: soltanto ripensando il rapporto tra uomo e natura si potrà salvare in tempo l’equilibrio ecologico della Terra. L’autore, capendo però che è difficile attendersi un minore sfruttamento delle risorse naturali da parte dell’uomo, propone una serie di teorie e dati sull’inquinamento e sui problemi ad esso correlati, come i ben noti effetto serra, desertificazione, sovrappopolazione, scioglimento dei ghiacciai ed innalzamento dei mari. Prima che sia troppo tardi, dato che nessuno può tirarsi fuori dal problema e che i problemi ambientali sono legati a tutti gli aspetti della nostra vita, serve una mobilitazione mondiale, un “piano Marshall globale” che possa incidere sulla stabilizzazione della popolazione, sullo sviluppo e distribuzione delle tecnologie, su una nuova economia globale e su un nuovo accordo relativo all’ambiente. (http://antoniogenna.wordpress.com/2008/04/22/oggi-e-learth-day-2008/).

November 23

Patience...

Carrissimi Amici e Nemici (spero di non averlo neanche uno)....
Scusatemi che non ho risposto, spero di tornare nel blog dal primo dicembre....
Fino a quel giorno.... saluti a tutti voi e un bel grosso...
 
September 07

"...il pagliaccio di sempre, anche quello era amore però."

Non m'interessa che cosa fai per guadagnarti da vivere
Voglio sapere che cosa ti fa soffrire o sognare, che hai coraggio
di incontrare il desiderio nel tuo cuore.

Non m'interessa quanti anni hai
Voglio sapere se rischierai di sembrare ridicolo per amore,
per i tuoi sogni, per l'avventura d'essere vivo.

Non m'interessa quali pianeti sono in quadratura con la tua luna
Voglio sapere se hai toccato il centro del tuo dispiacere,
se sei stato aperto dai tradimenti della vita o ti sei
inaridito e chiuso per la paura di soffrire ancora.

Voglio sapere se puoi sopportare il dolore, mio o tuo,
senza muoverti per nasconderlo, sfumarlo o risolverlo.

Voglio sapere se puoi vivere con la gioia, mia o tua; se puoi
danzare con la natura e lasciare che l'estasi ti pervada dalla
testa ai piedi senza chiedere d'essere attento, d'essere
realistici o di ricordare i limiti dell'essere umani.

Non m'interessa se la storia che racconti è vera
Voglio sapere se riusciresti a deludere qualcuno per
mantenere fede a te stesso; se riesci a sopportare l'accusa
di tradimento senza tradire la tua anima.

Voglio sapere se puoi essere fedele e quindi degno di fiducia.
Voglio sapere se riesci a vedere la bellezza anche quando
non è sempre bella; e se puoi ricavare vita dalla SUA presenza.

Voglio sapere se riesci a vivere con il fallimento, mio e tuo
e in ogni modo rimanere in riva ad un lago e gridare alla luna
piena d'argento "Sì".

Non m'interessa sapere dove vivi o quanti soldi hai
Voglio sapere se riesci ad alzarti dopo una notte di dolore
e di disperazione, sfinito e profondamente ferito e fare
ugualmente quello che devi per i tuoi figli.

Non m'interessa chi sei e come sei arrivato qui.
Voglio sapere se rimani al centro del fuoco con me
senza ritirarti.

Non m'interessa dove o che cosa o con che hai studiato.
Voglio sapere chi ti sostiene all'interno, quando tutto il resto ti
abbandona.

Voglio sapere se riesci a stare da solo con te stesso e se
apprezzi veramente la compagnia che ti sai tenere nei
momenti di vuoto.
(Oriah Mountain Dramer, anziano di una tribù pellerossa)
 
 

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